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Martedì, 16 Aprile 2024

Occupazione del passo della Sentinella

Il 16 aprile 1916 gli uomini del capitano Giovanni Sala e dell'Aspirante Italo Lunelli conquistano il passo della Sentinella.

Il passo della Sentinella all'inizio del conflitto marcava il confine tra il Regno d'Italia e l'Impero D'Austria e a causa della gran quantità di neve presente, non venne interessato dalle prime operazioni militari, rimanendo pressochè sguarnito.
Alla fine di giugno 1916, una pattuglia austriaca, guidata da Sepp Innerkofler, uno dei più noti alpinisti austriaci dell’epoca, comandante della famigerata Pattuglia Volante fu inviata in esplorazione del passo ed ebbe anche un breve scontro a fuoco con una pattuglia italiana che stava risalendo dal versante opposto.
Gli italiani infatti, fin dall'inizio di giugno mandavano pattuglie a presidiare il passo durante il giorno per poi discendere alla sera agli accantonamenti del Vallo Popera. Il passo alla fine fu occupato stabilmente dagli austriaci il 4 luglio, lo stesso giorno gli austriaci occupavano la cresta sommitale della Croda Rossa.
Completamente sgombra rimase la cresta di Cima Undici che chiude a sud-ovest il Passo della Sentinella. A questo punto diventava fondamentale da parte italiana, la conquista del passo. Quindi tra agosto e settembre 1915, vennero ordinati e effettuati tre attacchi che però, sopratutto per la scarsa conoscenza dei luoghi, non portarono a nulla di fatto.
Dal 30 Gennaio ai primi di Aprile del '16, gli alpini agli ordini del capitano Giovanni Sala e guidati dall'aspirante Italo Lunelli avevano, all'insaputa degli austriaci, occupato tutta la cresta sommitale di Cima Undici, fino alla forcella Dal Canton sovrastante il Passo della Sentinella. Altre due forcelle più a nord furono occupate per poter battere tutta la zona del vallone da cui presumibilmente sarebbero saliti eventuali rinforzi austriaci. L'impresa sia a livello militare che soprattutto alpinistico ha dello straordinario. La cresta della Cima Undici presenta una serie di forcelle che salgono da profondi canaloni che incidono il possente massiccio.
Il particolare gruppo di Alpini del capitano Sala era composto da elementi selezionati dai battaglioni Pieve di Cadore e Fenestrelle, e vennero ben presto soprannominati "Mascabroni" dal loro stesso comandante, utilizzando un termine gergale degli Alpini traducibile con il significato di spavaldi e strafottenti.
Queste forcelle, ad una ad una furono raggiunte ed attrezzate dagli alpini guidati dal Lunelli durante l'inverno, e in gran parte di notte, per sfuggire alle vedette austriache. Furono costruite baracche, attrezzati percorsi con scale e corde, furono fatti affluire materiali, armi, uomini, tutto tra la neve e il ghiaccio e quasi interamente a spalle d'uomo, a 3000 metri di quota. A metà Aprile tutto era pronto per l'attacco.
Questa volta però l'attacco doveva avvenire da più direzioni. Lunelli con due plotoni di Alpini che costituivano il Reparto Scalatori, da lui creato, in silenzio e con abile scalata si posizionarono sul Pianoro del Dito sovrastante il Passo dal versante nord, tenendo sotto controllo i rinforzi che salivano dal vallone.
L'artiglieria di Creston Popera e le mitragliatrici posizionate sulle balze della Croda Rossa, tenevano inchiodati gli austriaci a guardia del Passo sulle loro posizioni. ​Dal vallone frontale iniziarono la salita i reparti del sottotenente Martini e contemporaneamente dall'alto di Cima Undici scivolando e rotolando per un canalone di neve piombarono sul Passo gli uomini del Capitano Sala.
L'azione fulminea e il particolare ardimento dell'operazione, non lasciarono possibilitò di difesa ai reparti austriaci che quindi vennero sopraffatti in brevissimo tempo, permettendo ai reparti italiani di occupare il passo.