“MARTINO E LE STELLE – storie di uomini e di penne d’aquila” (Bologna, Grafiche Zanini, 2001)
Belluno,1940. Alla caserma “Tommaso Salsa” si presenta un giovane volontario proveniente da Bologna che indosserà il cappello alpino, iniziando così l’avventura che poi l’avrebbe portato in Russia, passando – dopo la tappa bellunese – per le Scuole Allievi Ufficiali di Aosta e di Bassano del Grappa. Così come il primo amore, anche il primo reggimento non si scorda mai. E non lo ha sicuramente dimenticato Raffaele Pansini, che nel suo libro “Martino e le stelle” rammenta la sua prima assegnazione al 7° alpini, per poi offrirci la descrizione degli avvenimenti successivi ed in particolare delle vicende vissute nel Battaglione Vestone assieme al commilitone Martino Occhi, a cui il libro è dedicato. Vi sono poche situazioni, nella vita, che favoriscono in modo particolare la nascita e il consolidamento di un’amicizia : fra esse certamente occorre annoverare il servizio militare , specie se vissuto in tempo di guerra. Questo è ciò che accadde ad uno studente bolognese, iscritto alla Facoltà di Medicina – arruolatosi volontario – e ad un solido maestro bresciano di Vezza d’Oglio, innamorato della sua terra. Teatro mobile di questa amicizia fu il Battaglione Vestone ,che vide protagonisti Raffaele Pansini e Martino Occhi. A quest’ultimo (pluridecorato capitano, poi Capogruppo A.N.A. di Vezza d’Oglio) il Prof. Raffaele Pansini (docente emerito di Clinica Medica presso l’Università estense, iscritto al Gruppo Alpini di Ferrara) ha voluto dedicare l’ultima sua fatica, dando alle stampe un libro significativamente intitolato “MARTINO E LE STELLE – storie di uomini e di penne d’aquila”. Lungi dal risultare un memoriale di sapore meramente reducistico, il libro di Pansini avvince e si legge tutto d’un fiato, perché l’autore immedesima chi legge nel dramma di una generazione, descrivendo la vita e l’addestramento durissimo impartito nelle scuole per allievi ufficiali, le prime esperienze di guerra in Russia ( e segnatamente la cruenta battaglia di Kotowsky) nonchè le inevitabili disillusioni che tormentarono tanti coetanei di Pansini. Il fluire degli eventi (tristi e lieti, dolci ed amari) viene descritto con stile scorrevole e vivace: accanto agli avvenimenti luttuosi non mancano quelli destinati a far sorridere. In particolare Pansini risulta felice nel tratteggiare figure note (come quelle del Capitano Lamberti, suo istruttore ad Aosta) o meno note (come quella di “Pocia bale”, il suo attendente, bravissimo a districarsi in ogni situazione e assai intraprendente con le ragazze, italiane o russe che fossero). Un libro, in ultima analisi, che sarà gradito tanto a chi è stato in Russia quanto a coloro che vogliono semplicemente capire gli avvenimenti del passato, ripercorrendo il cammino delle penne nere in quelle steppe russe che furono il palcoscenico di un’immane tragedia da non dimenticare.




