Negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, tra le principali armi corte utilizzate dal Regio Esercito figurava ancora la Lefaucheux Mod. 1861, revolver a cartuccia metallica con innesco a spillo. Per quanto moderna al momento della sua adozione, questa soluzione venne rapidamente superata dall’affermazione delle cartucce a percussione centrale, più robuste, affidabili e meglio adatte all’impiego militare.
Nel frattempo, in Europa, lo svizzero Jean Chamelot e il francese Henri-Gustave Delvigne avevano sviluppato un nuovo sistema di revolver, brevettato nel 1871. I diritti di produzione passarono alla ditta belga Pirlot Frères di Liegi, che contribuì alla diffusione del progetto presso diversi eserciti europei. La Svizzera adottò una prima versione nel 1872 e la Francia sviluppò successivamente i propri revolver regolamentari Modèles 1873 e 1874.
Anche il Regno d’Italia si interessò al sistema Chamelot-Delvigne, scegliendone una versione derivata in larga parte dal modello svizzero ma adattata alle esigenze italiane e camerata per una cartuccia a percussione centrale calibro 10,35 mm, destinata a diventare nota come 10,35 mm Ordinanza Italiana.
L’arma assunse la denominazione ufficiale di Pistola a rotazione Mod. 1874. La sua introduzione venne formalizzata nel 1874 e la distribuzione ai reparti iniziò l’anno successivo.
I primi esemplari provenivano dalla produzione belga della Pirlot, mentre successivamente la costruzione venne effettuata anche in Italia dall’Officina Metallurgica Francesco Glisenti e dalla Regia Fabbrica d’Armi di Brescia.

Il Mod. 1874 era un’arma estremamente robusta, ma questa solidità aveva un prezzo: con circa 1,15 kg di peso e una lunghezza prossima ai 29 centimetri, risultava piuttosto ingombrante, soprattutto per chi doveva portarla costantemente durante il servizio appiedato.
La notevole lunghezza della canna, circa 160 mm, contribuiva ulteriormente alle dimensioni complessive dell’arma. Per questo motivo furono successivamente studiate anche versioni più corte e leggere.
Nonostante questi limiti, la Chamelot-Delvigne si dimostrò affidabile e rimase a lungo nelle dotazioni italiane. Venne utilizzata nelle campagne coloniali, nelle operazioni di pubblica sicurezza e ancora durante la Prima Guerra Mondiale, quando gli esemplari disponibili continuarono a essere impiegati soprattutto dalla cavalleria, dalle unità ausiliarie e dalle truppe di seconda linea.
Già nel 1886 l’armaiolo Carlo Bodeo aveva brevettato alcune modifiche destinate a semplificare e migliorare il sistema. Da questi sviluppi sarebbe nata la Pistola a rotazione Mod. 1889, destinata progressivamente a sostituire la Chamelot-Delvigne nelle dotazioni del Regio Esercito.
La sostituzione, tuttavia, fu tutt’altro che immediata. La robustezza del Mod. 1874 e il numero di armi disponibili fecero sì che la sua carriera continuasse ancora per molti anni, fino alle fine della seconda guerra mondiale.

La Chamelot-Delvigne Mod. 1874 è un revolver a telaio chiuso con tamburo a sei camere e meccanismo a singola e doppia azione. In singola azione il cane viene armato manualmente, facendo contemporaneamente ruotare il tamburo e allineando una nuova cartuccia con la canna; in doppia azione, invece, la pressione sul grilletto provvede sia ad armare e liberare il cane sia alla rotazione del tamburo. Il caricamento avviene attraverso uno sportello posto sul lato destro del castello, introducendo le cartucce una alla volta, mentre i bossoli vengono espulsi singolarmente mediante una bacchetta collocata sotto la canna. L’apertura dello sportello agisce inoltre sul sistema di tipo Abadie, consentendo la rotazione del tamburo tramite il grilletto senza armare il cane e facilitando così le operazioni di caricamento e scaricamento. La cartuccia a percussione centrale viene accesa dal percussore azionato dal cane, secondo una soluzione semplice e robusta che contribuì alla lunga affidabilità dell’arma.

Caratteristica Chamelot-Delvigne Mod. 1874
Funzionamento Singola e doppia azione
Percussione Centrale
Calibro 10,35 mm
Munizione 10,35 × 20 mm Ordinanza Italiana
Alimentazione Tamburo
Capacità 6 cartucce
Castello Chiuso
Lunghezza totale circa 290 mm
Lunghezza canna circa 160 mm
Peso scarica circa 1.150 g
Canna Sezione esterna ottagonale
Rigatura 4 righe destrorse
Passo di rigatura circa 250 mm
Velocità iniziale circa 255–270 m/s
Caricamento Tramite sportello laterale destro

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