Museo Nazionale Storico degli Alpini - Trento

Nel luglio 1916 il Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Borselli, propose al Parlamento di erigere  un monumento a Cesare Battisti in Trento. Nel 1921 il progetto di legge venne approvato e nel 1935, su disegno dell'architetto Ettore Fagioli, il Mausoleo battistiano venne portato a termine.

Costruito tutto in pietra trentina, il monumento è composto di tre parti: 
il basamento, alto 5 metri 
le colonne, alte 12 metri,
la trabeazione, alta 3 metri.

Nel centro la grande ara di porfido di Paneveggio. Sotto, il vasto ipogeo con la tomba ed il busto dell'Eroe, opera dello scultore trentino Fozzer.

L'idea che accanto al Mausoleo battistiano, sorgesse un Museo Nazionale del Corpo degli Alpini si deve alla Legione Trentina, Associazione dei Volontari Trentini nella guerra 1915-18, con pieno sostegno del Comando Superiore delle Truppe Alpine e dell’Associazione Nazionale Alpini.

La proposta fu formulata in occasione della 19^ Adunata Nazionale degli Alpini svoltasi a Trento nell’ Aprile del 1938.

La dislocazione dell'opera era stata individuata sul Doss di Trento, chiamato anche Colle della Verruca, accanto al Mausoleo dedicato all'Alpino e Martire Cesare Battisti, che di tutti gli Alpini riassume e simboleggia l'altissimo spirito di sacrificio, la purezza d'ideali, il grande amore di Patria.

Nel frattempo, nel mese di gennaio del 1940, iniziarono i lavori di costruzione della strada di accesso, scavata nella viva roccia, da parte del distaccamento Alpini della Verruca, costituito da Alpini delle cinque Divisioni Alpine, venne inaugurata dal Gen. C. A. Gabriele NASCI, nel giugno 1942, alla vigilia della partenza del Corpo d'Armata Alpino per il Fronte Russo.

Nel 1940 alcuni architetti presentarono un progetto che prevedeva la costruzione sulla "Verruca" di un grandioso complesso monumentale, rievocante il "castrum" romano, per celebrare nel tempo le gesta delle truppe da montagna d'Italia.Il Governo, con legge N° 1497 del 5 dicembre 1941, autorizzò la costruzione di un monumento da denominarsi “Acropoli Alpina”. Con la medesima legge venne istituito un Ente denominato “Fondazione Acropoli Alpina” avente per fine la raccolta e la conservazione della documentazione storica degli Alpini.
Nei difficili anni del dopoguerra  la Fondazione, a causa dell’altissimo costo dell’opera, rinunciò alla costruzione del monumentale “castrum” e, predispose un progetto più austero e di minor costo.

Grazie al generoso contributo finanziario delle autorità regionali e alla cessione, da parte del Comune di Trento nel 1953, di una casermetta austriaca, già polveriera, da adattarsi a sede , venne decisa la costruzione del solo Museo.Il 24 Maggio 1956 fu posta la prima pietra; il 15 Marzo 1958, in occasione della 31^ Adunata Nazionale degli Alpini a Trento, organizzata per celebrare il 40° anniversario della fine della I^ Guerra Mondiale, ebbe luogo l'inaugurazione ufficiale del Museo - Sacrario. L'opera che sorge poco più in basso della sommità del Colle della Verruca è dell'Alpino architetto Serafini di Milano. A seguito del Decreto P.R. del 01.01.1978, n. 855, la “Fondazione Acropoli Alpina” venne sciolta: le funzioni ed il patrimonio furono così devoluti al Ministero Difesa – Esercito, che ne è tutt’ora custode.

Il Museo Storico degli Alpini è insediato sulla rocca del Doss Trento, che con i suoi 115 metri di quota, in un imponente scenario naturale, domina la città e che ospitò importanti insediamenti fin dalla preistoria. Con l'imperatore Augusto, e particolarmente durante le invasioni barbariche, il "Doss" ebbe funzione di accampamento fortificato delle genti che venivano man mano insediandosi ai margini della piana dell'Adige. Sulla sua parte più alta sorgeva una basilica paleocristiana. Piazzando l'artiglieria sul Doss Trento, le truppe del generale Vendôme bombardarono, dal 6 all' 8 settembre 1703, la città di Trento, sparando sulla città ben 400 bombe. La città resistette e Vendôme dovette ripiegare. L'aneddoto, oltre che essere riportato nelle cronache storiche del tempo, è immortalato in un acquerello conservato presso il Service Historique de l'Armée de Terre al castello di Vincennes di Parigi. ù
Durante il dominio austriaco, la "Verruca" faceva parte della piazzaforte di Trento ed era stata utilizzata come polveriera militare.
Sulla parete sud, della “Verruca”,  si trova una scritta scolpita da alcuni scalatori del Corpo degli Alpini che recita "Per gli alpini non esiste l'impossibile".

Il Museo

Sul piazzale dedicato all'ideatore del Corpo degli alpini - Gen. Giuseppe Perrucchetti - nello stesso posto dove il 3 novembre 1918 i valorosi Volontari della Legione Trentina innalzarono il Tricolore, si erge il palo portabandiera dell'Acropoli.Una breve scalinata conduce all'entrata, "protetta" da due cannoni: il glorioso 65/17 da montagna, che accompagnò le azioni degli Alpini nella guerra 1915-18 ed il 75/13 assegnato all'Artiglieria da montagna dopo la I^ Guerra Mondiale.All'esterno dell'edificio si trovano 29 cippi che rappresentano i reggimenti alpini; attorno sono sistemati pezzi d’ artiglieria e mezzi vari.

La sala principale

All'interno della grande sala, nelle otto nicchie perimetrali, è raccolta in sintetiche rassegne, dalla fondazione ai giorni nostri, la documentazione della storia del Corpo degli Alpini mentre cimeli, pubblicazioni e materiale illustrativo sono esposti nelle vetrine.Sulla parete d'entrata, i grandi ritratti del Generale Giuseppe Perrucchetti, ideatore del Corpo e di Cesare Battisti; la bandiera austriaca che un tempo sventolava sulla "Verruca" di Trento, e il Medagliere del Generale Giuseppe Adami, già comandante del 5° reggimento alpini nella campagna di Russia. Commissario prima e Presidente poi della Fondazione Acropoli Alpina, vi si dedicò con passione fino alla morte, avvenuta il 31 luglio 1964.

Sulla parete di fronte il pannello raffigurante "La morte del Capitano" del conte Paolo Caccia Dominioni, con parole tratte dalla motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria del capitano Giuseppe Grandi, comandante la 46^ compagnia del battaglione “Tirano” del 5°, caduto in Russia durante il ripiegamento del Corpo d’Armata Alpino.

Negli angoli gli stendardi dei reparti e il busto de "l'Alpino".
Trofei, armi e cimeli vari sono esposti sui pilastri tra le singole nicchie. Nella saletta all'entrata del Museo, uniformi e materiale di equipaggiamento. Un breve rialzo porta al Sacrario delle Medaglie d'Oro delle Truppe Alpine. Nel mezzo, un masso del Monte Grappa; alle pareti, i nomi dei decorati delle guerre del 1896 al 1945 incisi su grandi lastre di marmo bianco; sopra, tutt'intorno, la significativa e suggestiva rappresentazione dei luoghi che furono testimoni delle gesta di guerra degli Alpini, anch'essa opera del conte Caccia Dominioni.
Nella saletta è conservato un prezioso trittico di Mario Urbani "Falchi e prede" dipinto in trincea nella I^ Guerra Mondiale. Ai lati due pezzi da montagna che hanno fatto la storia delle Truppe Alpine: il glorioso 65/17 e lo Skoda da 75/13, che accompagnò gli Alpini durante tutta la II^ Guerra Mondiale, ed oltre.

La sala uniformi

Vi sono esposte le uniformi delle Truppe Alpine, ad iniziare da quella originaria del 1872, col cappello alla "calabrese", e via via quelle adottate nel corso del tempo, sino ai giorni nostri. Numerose le uniformi appartenute ad ufficiali, donate dalle rispettive famiglie. Nelle vetrine sono esposti copricapi, mostreggiature, strumenti e piccole attrezzature. In un grande quadro vetrato sono raccolti distintivi e medaglie commemorative. Completa la sala una ricca esposizione di materiale sciistico e di attrezzature per la manutenzione degli sci.

La biblioteca

Costituita anche grazie a donazioni di volumi e di  pubblicazioni fatte da privati, la biblioteca del Museo conta circa 3000 tra libri e fascicoli classificati secondo 29 categorie di argomenti, attraverso le quali i visitatori e studiosi possono sviluppare attività di ricerca nel settore della storia militare con particolare riguardo alla storia delle "Penne Nere".

Il museo del mulo

Realizzato successivamente alla struttura principale, raccoglie quanto  inerente alle salmerie, radiate dal servizio nel 1998,  in tre piccole stanze adiacenti:

- la prima dedicata alla mascalcia (laboratorio del fabbro ove venivano forgiati i "ferri");
- la seconda e la terza dedicate alle attrezzature impiegate per le salmerie (basti, finimenti, musette, abbeveratoi).

Il 2 aprile 2008 si è costituita l’Associazione “Amici del Museo Storico Nazionale degli Alpini”,  formata da Alpini, in servizio e in congedo, che si propongono di sostenere concretamente  l’attività del Museo attraverso ricerche, raccolta di documenti storici, pubblicazioni, organizzazione di eventi, conferenze, convegni, studi al fine di realizzare una serie di scambi culturali per la valorizzazione dell’immagine degli Alpini nella società civile. A tal fine hanno già aderito la Provincia Autonoma di Trento ,il Comune di Trento; tra i soci fondatori vi è anche l’A.N.A. che ha nominato un  rappresentante del Direttivo Nazionale.