Generale Giulio Martinat

Giulio Martinat di religione Valdese,nacque in Piemonte a Maniglia di Perrero (Val Germanasca) il 24 Febbraio 1891 e fin da bambino nutrì viva ammirazione per gli alpini. Dopo aver seguito da volontario il Corso Allievi Ufficiali di Complemento, nel 1910 partì ancora Sergente , assegnato al 5° Alpini Battaglione” Edolo”, per la Libia. A Derna fu nominato SottoTenente Nel 1913 rientrò in Italia decorato con 2 Medaglie di Bronzo al Valore. Passò al 3° Alpini Battaglione”Pinerolo” Nella grande guerra si distinse per ardimento e sprezzo del pericolo in azioni sul Monte Nero, sul Merzli e sul Vodil , meritando la terza Medaglia di Bronzo. Nel Luglio 1915 è promosso Tenente e all’inizio del 1916 è Capitano. Nello stesso anno prese parte ad un corso sulle mitragliatrici in Francia, fu quindi assegnato al 1° Reggimento Mitraglieri Mobilitato col quale operò sino al Marzo 1919. Per 6 mesi è col Corpo d’Occupazione Italiano a Teschen in Alta Slesia per cui passa al Btg “Monte Baldo” del 6° Alpini. Si laurea in Giurisprudenza nella primavera del 1921 e nel 1922 consegue il diploma di lingua francese. Questa sua passione per le lingue lo porterà nel corso degli anni ad imparare il russo, l’inglese, il tedesco, il serbo , il croato e lo spagnolo. Nel 1923 è a Verona alla Scuola Allievi Ufficiali. Nel 1924 parte per l’Ecuador con la Missione Militare Italiana. Rientra nel 1927 dove a Torino frequenta il 57° Corso dell’Istituto Superiore di Guerra col grado di Maggiore. A Trieste dall’Ottobre 1930 all’Ottobre 1931 in esperimento di Stato Maggiore. Nel 1932 torna al 3° Alpini al comando del Btg “Pinerolo”. Nel 1934, Tenente Colonnello è in servizio allo Stato Maggiore ad Alessandria. Nel 1935 assume l’incarico di capo di Stato Maggiore della “Julia”. Nel Dicembre dello stesso anno parte per l’Africa come capo di Stato Maggiore della IV Divisione CC.NN. “Tevere”. Qui meritò una Medaglia d’Argento per aver organizzato e diretto la difesa di un treno assalito da un forte contingente nemico. Nel Gennaio 1937 torna quale capo di Stato Maggiore alla “Julia”. Nell’Ottobre dello stesso anno passa a comandare l’11° Rgt Alpini. Nel Settembre 1939 capo di Stato Maggiore della “Pusteria” e qualche mese dopo capo di S.M. del XVI° Corpo d’Armata a Milano e quindi del IV° Corpo d’Armata. Nell’Ottobre 1940 parte per l’Albania quale capo di S.M. del Corpo d’Armata Alpino., guadagnandosi la seconda Medaglia d’Argento e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Il 17 Luglio 1942 lascia l’Italia per sempre , diretto col Comando,  alla testa di 3 Divisioni Alpine,  per la Russia. Nel Novembre è promosso Generale di Brigata rimanendo a disposizione del Corpo d’Armata Alpino. Il 26 Gennaio 1943 a mezzogiorno era al rapporto Ufficiali di Nikolajewka. Per tutta la mattinata gli alpini avevano cercato inutilmente di sfondare lo sbarramento russo. I comandanti dei reparti si erano resi conto che occorreva tentare il massimo sforzo per uscire dalla sacca. Alla fine della riunione, quando uscì dall’isba comando, vide passare le nappine verdi “dell’Edolo”. Immediata la decisione: “ho cominciato con “l’Edolo”, voglio finire con “l’Edolo”. Si unì ai suoi alpini, imbracciò un moschetto e si gettò avanti di corsa gridando: “Avanti alpini, avanti…di là c’è l’Italia, avanti!”. Una pallottola lo centrò alla testa fulminandolo come Cantore. Sulla sterminata pianura nevosa, il suo corpo insepolto giacque accanto a quello di tanti alpini caduti con lui che egli non abbandonò nel momento supremo e che con lui varcarono le soglie dell’eternità. Insieme a 39 altri ufficiali e più di 3000 alpini venne seppellito nelle grandi fosse comuni scavate dai Russi.

Alla memoria del valoroso Generale fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Capo di Stato Maggiore di un Corpo d’Armata, soldato di eccezionale coraggio e di indiscusso valore, veterano di quattro campagne, più volte decorato, di elette qualità di mente e di cuore, vista passare una compagnia alpina che scendeva in linea per decidere l’aspra battaglia in corso, cedendo al suo istintivo entusiasmo di soldato e di combattente, vi si metteva alla testa dando a tutti con le sue alte parole la fiamma dell’ardimento e divenendone con la sua persona irresistibile esempio.Ritto, mentre sparava con il suo moschetto, in zona battutissima e scoperta, su elementi nemici appostati a brevissima distanza, una pallottola ne spezzò l’audace impresa e gli stroncò la vita, ma la vittoria era assicurata ed il nemico in fuga.Fulgido esempio di alte virtù combattive e di suprema dedizione alla Patria”. Nikolajewka (Russia) 26 Gennaio 1943.