Mitragliatrice Fiat-Revelli Mod.14


La Fiat-Revelli modello 14 è stata la mitragliatrice di produzione nazionale di più ampia diffusione nel Regio Esercito. Venne largamente utilizzata durante la prima guerra mondiale e durante tutti i conflitti fino alla seconda metà degli anni Trenta. La sua versione modificata, la Fiat modello 14/35, venne impiegata durante la seconda guerra mondiale, rimanendo in dotazione per breve tempo anche dopo la fine delle ostilità. Venne realizzata su progetto del 1910 di Abiel Revelli, il quale partendo da una Perino modello 1910, realizzò una nuova arma. La mitragliatrice Perino modello 1910 era la versione più aggiornata del modello 1908. Questa mitragliatrice venne adottata in pochi esemplari in quanto venne giudicata inadatta all'impiego campale e sofferente di alcune lacune, difetti ai quali si cercò di porre rimedio, appunto, con il modello aggiornato del 1910. La nuova versione non venne mai presa seriamente in considerazione per l'adozione e servì solamente da base per la relizzazione della Fiat-Revelli. La mitragliatrice Fiat-Revelli venne adottata quindi a partire dal 1915 e prodotta negli anni successivi in grande quantità per le esigenze belliche, affiancando altre armi di produzione estera e di preda bellica.

L'arma funzionava con il principio utilizzato già dalla mitragliatrice Wickers Maxim dell'otturatore ad appoggio labile, la cui apertura era ritardata dal breve rinculo della canna. Il bossolo del colpo sparato veniva spinto all’indietro, fuori della camera di sparo, dalla forza dei gas, la canna e l’otturatore rinculavano assieme fin quando, mentre la canna si arrestava, l’otturatore continuava la sua corsa espellendo il bossolo, per poi invertire il suo movimento sotto l’azione di una molla spingendo nella camera di sparo la prossima cartuccia. Il sistema di alimentazione era costituito da una scatola caricatore divisa in 10 scomparti da 5 colpi ciascuno, che scorreva sotto la parte inferiore del castello e quando ogni scomparto si vuotava scattava un nottolino che provocava, sfruttando il rinculo della canna, lo scorrimento laterale del caricatore. Lo sparo poi avveniva mediante l’azione di un percussore lanciato. L'arma era provvista di un selettore di tiro, installato nell'impugratura, che prevedeva tre posizioni: Orizzontale a sinistra per tiro intermittente (denominato lento), verticale o in mezzo per la posizione di sicurezza, orizzontale a destra per il tiro rapido. Il raffreddamento della canna era ad acqua. Un manicotto avvolgeva la canna dell'arma. Due tubi da collegarsi ad apposito bidone, permettevano la circolazione dell'acqua durante il fuoco. L'otturatore che rimaneva chiuso tra un colpo e l'altro provocava surriscaldamento con il rischio di accensioni accidentali. QUesto oltre alla rottura dei bossoli con conseguente inceppamento, portò ben presto l'adozione di un apposito oliatore con cui le cartucce dovevano essere accuratamente lubrificate. In generale l'arma si dimostrò poco affidabile, ma venne utilizzata largamente durante tutta la prima guerra mondiale. Era utilizzata la stessa munizione del fucile Carcano, ovvero La 6,5 x 52 mm .

Facendo seguito all'ordine dell'esercito, già nel 1915 erano in distribuzione sia la versione utilizzata dall'esercito, sia la versione avio. La versione avio differiva dalla versione di terra per la mancanza del raffreddamento ad acqua (sostituito da manicotto traforato che copriva parte della canna), per il caricatore da 100 colpi e da alcuni accorgimenti tecnici atti a mantenere la lubrificazione. Inoltre venne applicato un saccetto raccogli bossoli per impedire che gli stessi colpissero parti dell'aereo o dell'arma stessa durante il volo. Oltre alle modifiche tecniche, vennero sviluppate diverse serie di munizioni specifiche per l'impiego aeronautico. Vennero comunque utilizzate anche le versioni raffreddate ad acqua, sia per la difesa di installazioni sia a bordo di dirigibili. Nonostante la larga diffusione di tale arma, vennero evidenziati ovviamente gli stessi problemi di lubrificazione tanto che nella Circolare n. 1841 del 1° marzo 1916, Mitragliatrici Fiat, Comando Supremo - Reparto Operazioni - Ufficio Servizi Aeronautici, si parla appunto di continua ed abbondante lubrificazione ed di utilizzo di munizionamento selezionato.

Oltre che a bordo di veivoli, essa venne installata su alcuni mezzi come ad esempio l'autoblindo Ansaldo-Lancia LZ.

Venne realizzata una versione migliorata, tenominata Fiat modello 14/35, con raffreddamento ad aria e alimentazione a nastro, che rimase in servizio per breve periodo anche nel dopoguerra.

Caratteristiche Principali

Calibro   (mm) 6,5
Velocità   iniziale (m/s) 660
Rigatura elicoidale   sinistrorsa, righe: 4
Gittata   massima (m) 2500
Ginocchiello massimo: mm. 650
medio: mm. 55
minimo: mm. 45
Alzo con   ritto graduato in ettometri da 2 a 20 (meno il 3 e il 4), sul quale scorre un   cursore che porta la tacca di mira.
Peso   (Kg) con acqua: 22
senza acqua: 17 (16,5 secondo il manuale dell'arma della Metallurgica Tempini)
Peso del   treppiede (Kg) 21,5 (19,2 secondo il manuale dell'arma della Metallurgica Tempini)
Peso Bidone a   Pompa (vuoto) (Kg) 6,8
Lunghezza (mm) 1180
Settore   graduato di direzione 400°°
Angolo massimo   di elevazione 25°
Angolo massimo   di depressione 35°
Velocità   di tiro teorico: 500 colpi al   minuto
pratico: 100-200 colpi al minuto

 

 

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